I
MUSCOLI
Testo
e disegni di Stelvio Beraldo
Struttura del muscolo scheletrico
I
muscoli scheletrici sono gli organi che, tenendo insieme e muovendo i
segmenti del corpo, permettono il movimento. Il fatto che il
corpo è costituito da circa il 50% di muscoli, ci fa capire
l'importanza dell'apparato muscolare e del movimento.
La
contrazione, quindi l'avvicinamento dei capi di inserzione, muove i
segmenti del corpo in varie direzioni tra di loro e rispetto all'ambiente
circostante.
La
forza espressa dai muscoli consente anche di spostare e sollevare carichi
esterni.
Costituenti
il muscolo scheletrico
|
-
Acqua (circa il 75%)
-
Proteine (circa il 20%). Le più importanti sono la miosina e l'actina
-
Glicidi (0,5-1,5%). Il più importante è il glicogeno
-
Grassi neutri, colesterolo e fosfolipidi
-
Sali minerali (circa il 5%)
-
Enzimi
-
Sostanze estrattive azotate (es.: creatina e urea) e sostanze
estrattive non azotate (es.: acido lattico)
-
Pigmenti (es.: la mioglobina)
|
La STRUTTURA
DI
BASE PER
LA CONTRAZIONE
è la miofibrilla (o miofibra) la cui
lunghezza varia da
10 a
100 micron (1 micron = 1/1000 di mm.). Il diametro di una miofibrilla è
di circa 1 micron.
Al
microscopio la miofibrilla mostra come componente
contrattile elementare il sarcomero,
costituito a sua volta dalle proteine miosina,
actina, tropomiosina e troponina (Figura).
La
sommatoria dell'azione dei diversi sarcomeri determina la contrazione di
tutto il muscolo, quindi l'avvicinamento dei capi estremi di inserzione e,
di conseguenza, lo spostamento dei segmenti del corpo sui quali sono
inseriti i tendini.
Struttura
del muscolo scheletrico

Una
fibra muscolare è composta da circa 1000
miofibrille.
In
successione le fibre si riuniscono prima in fasci
primari, più fasci primari si raggruppano poi in fasci secondari e, infine, in fasci
terziari.
Il tessuto
connettivale che avvolge la miofibra viene denominato sarcolemma.
La diramazione di questo tra i fasci prende il nome di
perimisio che a sua volta diventa epimisio
quando avvolge l'intero muscolo (Figura).
Il
liquido, che circonda le miofibre e che contiene anche i substrati
energetici del muscolo, viene definito sarcoplasma.
Struttura
della miofibrilla

L'apporto al muscolo di ossigeno e sostanze
nutritive viene
veicolato dal sangue attraverso un elevatissimo numero di capillari
arteriosi. Gli stessi capillari, divenuti venosi, con percorso
inverso consentono l'eliminazione delle sostanze non più
utilizzabili e dell'anidride carbonica.
L'aspetto complessivo del muscolo
evidenzia una parte centrale, detto ventre, e due apici terminali detti tendini.
I tendini, composti da fibre connettivali riunite in fasci
circondati da tessuto lasso, si inseriscono tra due o più articolazioni.
Un tendine è in grado di sopportare carichi elevatissimi,
anche superiori ai 500 kg/cm2 della sua sezione. Comunque,
al contrario di quanto si immagina, l'elasticità del tendine è inferiore
di quella del muscolo e il suo stiramento non può oltrepassare il 4-5%
della sua lunghezza.
In alcuni muscoli il tendine presenta una struttura
elicoidale (es.: Gran pettorale). Questa ne aumenta l'elasticità e ne
consente un più elevato assorbimento della tensione (per le proprietà
meccaniche del muscolo vedi
la New
"Il metodo
pliometrico).
Meccanismo di contrazione
La
contrazione prevede una sequenza di interventi:
-
dal cervello, cellule dell'area motoria, partono
gli impulsi nervosi (fino a circa 50 al secondo ad una velocità da
12 a
120 metri
al secondo) diretti alle corna anteriori del midollo spinale (motoneuroni
alfa). Questi proseguono poi fino alla placca
motrice che è posta a contatto delle fibre muscolari interessate
(Figura).
In relazione alle caratteristiche motorie a cui sono deputati i muscoli,
movimenti fini e delicati (es.: mani) oppure movimenti di locomozione (es.:
Quadricipite femorale), una placca motrice può contrarre un ridotto
numero di fibre (da
5 a
10) oppure molte fibre contemporaneamente (fino a 150 e oltre);
Placca
motrice

-
all'arrivo dello stimolo nervoso la placca motrice libera acetilcolina.
Quindi l'impulso da nervoso si trasforma in biochimico e l'acetilcolina va
a fissarsi su specifici recettori posti sulla membrana della fibra
muscolare e la depolarizza (ne annulla il potenziale elettrochimico);
-
una volta depolarizzata, la membrana cellulare può essere attraversata
dagli ioni sodio che
penetrano dentro di essa mentre fuoriescono gli ioni
potassio. Questo porta ad una inversione di polarità elettrica,
ora la fibra è elettropositiva all'interno ed elettronegativa
all'esterno.
Il potenziale di azione che si è creato è maggiore del potenziale di
soglia (limite necessario per agire) di eccitazione della fibra muscolare.
Pertanto si propaga dalla fibra nervosa a quella muscolare. Il potenziale
di azione depolarizza i tubuli trasversi del reticolo sarcoplasmatico che
sono indotti a liberare ioni calcio. Il
legame tra ioni calcio, troponina e tropomiosina, fa si che miosina e
actina interagiscano scorrendo l'una dentro l'altra, ovvero contraendo il
muscolo. In sostanza gli ioni calcio interrompono momentaneamente il
meccanismo di decontrazione muscolare per cui alla miosina veniva impedito
di agire sull'actina per mezzo dell'ATP (Adenosin-trifosfato);
-
Il meccanismo inverso, di decontrazione, avviene
per distruzione dell'acetilcolina da parte dell'acetilcolinesterasi.
La
contrazione, anche di intensità massima, non vede mai impegnate tutte le
miofibrille presenti
in un muscolo. Ogni miofibrilla è programmata per reagire solo ad una
determinata intensità di stimolo (soglia di
stimolo). Se lo stimolo è più basso del limite di soglia la
miofibrilla non reagisce. Solo con uno stimolo uguale o superiore al
limite di soglia la fibra si contrae (legge del
tutto o nulla). Per ogni miofibrilla, l'intensità e la rapidità
della contrazione sono sempre le stesse, indipendentemente dall'entità
dello stimolo.
Caratteristiche
del muscolo e delle fibre muscolari
In
relazione alla disposizione delle fibre e alla modalità di inserzione dei
tendini, i muscoli del corpo presentano delle DIVERSE
CONFORMAZIONI (Figura).
PLe
varie conformazioni dei muscoli

La VELOCITA'
E
LA FORZA
con le quali può
esprimersi un muscolo dipendono molto dalla direzione delle fibre rispetto
all'asse longitudinale ai punti estremi di inserzione (Figura):
-
fibre parallele all'asse longitudinale dei tendini permettono un movimento rapido e di grande ampiezza;
-
fibre oblique rispetto all'asse longitudinale dei tendini producono una notevole forza di contrazione ma un movimento
poco veloce e di modesta ampiezza. La grande quantità di forza è
possibile in quanto presentano una sezione trasversa maggiore rispetto
alla sezione longitudinale (la forza è anche in diretto rapporto alla
sezione trasversa del muscolo).
Decorso
delle fibre e capacità di accorciamento del muscolo

La FORZA
DI
CONTRAZIONE dipende anche dalla posizione di
partenza del muscolo rispetto alla lunghezza di riposo (Figura).
Una posizione di partenza del segmento corporeo che vede il muscolo
accorciato, quindi con i capi estremi di inserzione ravvicinati, esprime
meno forza. Al contrario, un muscolo che parte dalla posizione di riposo e
oltre esprime più forza.
Muscolo
stimolato elettricamente

Inoltre
I MUSCOLI POSSONO ESSERE INSERITI a cavallo di
una o più articolazioni (Figura):
-
muscoli monoarticolari:
le inserzioni tendinee estreme uniscono due segmenti ossei articolati tra
di loro. Il movimento può avvenire solo su un'articolazione.
-
muscoli biarticolari:
le inserzioni tendinee estreme uniscono tre segmenti ossei articolati in
sequenza tra di loro. Il movimento può avvenire utilizzando due
articolazioni;
-
muscoli pluriarticolari:
le inserzioni tendinee uniscono e muovono più segmenti ossei.
Esempio
di muscoli con inserzioni mono, bi e pluriarticolari
|
Grande
adduttore
(monoarticolare)
|
Sartorio
(biarticolare)
|
Ileocostale
(pluriarticolare)
|
|
 |
 |
 |
Una
tipica caratteristica del muscolo è il TONO
che può definirsi lo stato di tensione permanente anche quando il muscolo
è a riposo. Oltre che dalla viscosità e dalla elasticità della fibra,
il tono muscolare è mantenuto e modulato da uno stimolo riflesso che
parte dai fusi neuromuscolari.
Le UNITA'
MOTORIE DEL MUSCOLO sono fondamentalmente di due tipi (Figura):
-
Unità motorie lente:
dette anche fibre rosse o ST o di tipo I.
-
Unità motorie rapide:
o fibre bianche o FT o di tipo II.
Le fibre a contrazione rapida si suddividono a loro volta in:
- fibre del tipo II A (o FTa);
- fibre del tipo II B (o FTb).
Entità
della contrazione muscolare e tipo di fibre attivate


Caratteristiche
delle fibre del muscolo scheletrico umano
(C.
Bosco: “La forza muscolare. Aspetti fisiologici ed applicazioni
pratiche” - Società Stampa Sportiva 1997)
|
CARATTERISTICHE
DELLE FIBRE
|
ST
|
FTa
|
FTb
|
|
Velocità
conduzione nervosa (m x sec -1)
Frequenza
di stimolo nervoso (Hz)
Lunghezza
delle fibre
Lunghezza
dei sarcomeri
N°
delle miofibrille per fibra
N°
di fibre costituenti l'unità motoria
Tempo
di contrazione della fibra (ms)
|
60-80
5-30
+
+
+
+++
100-150
|
80-100
60-70
++
+++
++
++
50-60
|
80-130
60-80
+++
+++
+++
+
40-80
|
Percentuale
di fibre lente e veloci presente nei muscoli scheletrici dell’uomo (*)
(da
Pierrynowski e Morrison integrata con Johnson e coll.)
(C.
Bosco: “La forza muscolare. Aspetti fisiologici ed applicazioni
pratiche” - Società Stampa Sportiva 1997)
|
MUSCOLO
|
%ST
|
%FTa
|
%FTb
|
|
Adduttore
breve
Grande
adduttore
Grande
gluteo
Ileo
psoas
Pettineo
Psoas
Gracile
Semimembranoso
Tensore
della fascia lata
Vasto
intermedio Quadric. Femor.
Vasto
mediale Quadric. Femor.
Soleo
Gran
dorsale
Bicipite
brachiale
Deltoide
Romboide
Trapezio
Adduttore
lungo
Gemelli
Gluteo
medio/piccolo
Otturatore
esterno/interno
Piriforme
Bicipite
femorale
Sartorio
Semitendinoso
Popliteo
Vasto
laterale
Retto
femorale Quadric. Femor.
Tibiale
anteriore
Retto
addome
Brachioradiale
Gran
Pettorale
Tricipite
brachiale
Sopraspinato
|
45
55
50
50
45
50
55
50
70
50
50
75
50
50
60
45
54
45
50
50
50
50
65
50
50
50
45
45
70
46
40
42
33
60
|
15
15
20
--
15
20
15
15
10
15
15
15
--
--
--
--
--
15
20
20
20
20
10
20
15
15
20
15
10
--
--
--
--
--
|
40
30
30
50
40
30
30
35
20
35
35
10
50
50
40
55
46
40
30
30
30
30
25
30
35
35
35
40
20
54
60
58
67
40
|
|
(*)
ST
= fibre lente;
FTa = fibre veloci con alto potenziale metabolico
ossidativo e glicolitico;
FTb = fibre veloci con alto potenziale prevalentemente
glicolitico
|
Percentuale
di fibre lente (muscoli delle gambe) rilevate in atleti impegnati in
differenti discipline sportive
(C.
Bosco: “La forza muscolare. Aspetti fisiologici ed applicazioni
pratiche” - Società Stampa Sportiva 1997)
|
DISCIPLINA
|
%
DI FIBRE LENTE
|
AUTORI
|
|
Atletica
-
100 -
200 m
.
-
400 m
.
-
800 - 1500
-
5000 m
. - maratona
-
marciatori
-
lanciatori
-
saltatori
Sci
-
fondo
-
slalom
-
salto dal trampolino
Hockey su ghiaccio
Pattinaggio su ghiaccio
Ciclisti su strada
Canoa
Nuoto
Orientamento
Sci acquatico
Lotta
Sollevamento pesi
Body building
Pallamano
Pallavolo
Hockey su prato
Calcio
Sportivi non competitivi
|
35
- 40
40
- 50
55
- 60
65
- 80
65
- 70
50
- 55
50
- 55
65
- 85
50
- 55
50
- 55
45
- 60
65
- 70
55
- 60
55
- 60
50
- 60
65
- 70
50
- 55
50
- 55
40
- 45
40
- 45
45
- 55
45
- 55
45
- 50
40
- 45
40
- 60
|
Bosco.
1985; Tihanyi, 1985.
Bosco.
1985; Tihanyi, 1985.
Bosco.
1985; Tihanyi, 1985.
Bosco.
1985; Komi e coll., 1977.
Bosco.
1985.
Bosco.
1985.
Bosco.
1985; Tihanyi, 1985.
Komi
e coll., 1977; Tesch e coll., 1975.
Komi
e coll., 1977.
Komi
e coll., 1977.
Komi
e coll., 1977.
Komi
e coll., 1977.
Burke
e coll., 1977.
Komi
e coll., 1977; Gollnick e coll., 1972.
Lundin,
1974; Gollnick e coll., 1972
Thorxstensson
e coll., 1977; Gollnick e coll., 1972.
Tesch
e coll., 1975.
Tesch
e coll., 1982.
Tesch
e coll., 1975.
Hakkinen
e coll., 1984.
Tesch
e coll., 1982.
Lavoro
non pubbl. Univ. Jyvaskyla.
Prince
e coll., 1977.
Jacobs,
1982; Apor, 1988.
Carlsson
e coll., 1975.
|
In
base alla principale FUNZIONE SVOLTA i muscoli possono essere suddivisi in (Tabella):
-
muscoli fasici
(deputati al movimento);
-
muscoli tonici (antigravitari
o posturali).
Caratteristiche
anatomiche e funzionali dei muscoli tonici e fasici
(Stockmeyer
1970, integrata da Spring et al. 1986).
|
MUSCOLI
DEL GRUPPO TONICO
|
MUSCOLI
DEL GRUPPO FASICO
|
|
-
Hanno funzione di sostegno (posturali).
-
Si affaticano tardivamente.
-
Contengono più fibre muscolari rosse (lente).
-
Si contraggono più lentamente.
-
Reagiscono al carico errato con accorciamento e con peggioramento
funzionale.
-
Hanno fibre muscolari più corte e sono per lo più penniformi.
-
Sono localizzati più profondamente e più medialmente.
-
Generalmente appartengono al gruppo degli estensori le cui
funzioni comprendono anche l’abduzione e la rotazione esterna.
-
Sono più forti di circa 1/3.
-
Esprimono la massima potenza a velocità di contrazione moderata.
-
Se inattivi divengono più lentamente deboli.
-
Tendono ad accorciarsi a causa della continua tensione a cui sono
sottoposti.
|
-
Hanno funzione di movimento.
-
Si affaticano precocemente.
-
Contengono più fibre muscolari bianche (rapide).
-
Si contraggono più rapidamente.
-
Reagiscono al carico errato con indebolimento e peggioramento
funzionale.
-
Hanno fibre muscolari più lunghe e sono per lo più fusiformi.
-
Sono localizzati più superficialmente e più lateralmente.
-
Generalmente appartengono al gruppo dei flessori le cui funzioni
comprendono anche l'adduzione e la rotazione mediale.
-
Sono più deboli.
-
Esprimono la massima potenza a velocità di contrazione elevata.
-
Se inattivi divengono più rapidamente deboli.
-
Tendono ad allungarsi con l’inattività.
|
Muscoli
tendenti all'accorciamento e all'indebolimento
(secondo
Janda 1976; Berthold et al. 1981; Weber et al.; Spring et al. 1986)
|
CIRCUITO
FUNZIONALE
|
MUSCOLI
TENDENTI ALL'ACCORCIAMENTO
|
MUSCOLI
TENDENTI ALL'INDEBOLIMENTO
|
|
Cingolo scapolare, arti superiori, tratto cervicale
|
- Grande e Piccolo pettorale
-
Trapezio (fasci discendenti)
-
Elevatore della scapola
-
Tricipite brachiale (capo lungo)
|
- Grande e Piccolo romboide
-
Trapezio (fasci ascendenti e fasci trasversali)
-
Gran dentato
|
|
Tronco
|
- Sacrospinale (porzione cervicale e lombare)
-
Quadrato dei lombi
|
- Sacrospinale (porzione dorsale)
-
Retto e Obliqui dell'addome
|
|
Anca, lombi, regione del bacino, arti inferiori
|
- Psoas iliaco
-
Piriforme
-
Lungo, Breve e Grande adduttore, Gracile
-
Tensore della fascia lata
-
Quadricipite femorale (Retto anteriore)
-
Semitendinoso, Semimembranoso e Bicipite femorale (capo lungo)
-
Tricipite surale
|
- Grande, Medio e Piccolo gluteo
-
Quadricipite (Vasto mediale e laterale)
-
Tibiale anteriore
-
Peronieri
|
Alcune
proprietà delle fibre muscolari
|
Eccitabilità
|
Capacità
del tessuto muscolare di rispondere alla stimolazione
|
|
Contrattilità
|
Capacità
di produrre tensione (trazione) tra le due estremità
|
|
Rilasciamento
|
Opposto
della tensione
|
|
Elasticità
|
Capacità,
una volta stirato, di riprendere la propria lunghezza ottimale
|
Per
tenersi costantemente informato sull'entità delle tensioni muscolari,
sulla posizione dei segmenti del corpo rispetto agli altri e sulla
direzione e posizione del corpo rispetto all'ambiente esterno, l'apparato
locomotore possiede dei PROPRIOCETORI GENERALI (Tabella)
che sono organi di senso stimolati dai movimenti delle fibre e delle
articolazioni (Figura).
Vengono
suddivisi in:
-
esterocettori, localizzati sulla superficie del corpo o in prossimità di
essa;
-
enterocettori, localizzati all’interno del corpo;
-
propriocettori, localizzati nella struttura muscolo-tendinea e nelle
articolazioni.
Questi
propriocettori sono anche dei sistemi posti a difesa dell'integrità della
struttura muscolo-tendinea e articolare.
La
loro stimolazione trasmette gli stimoli al cervello permettendo la
reazione dei meccanismi riflessi che regolano, oltre al movimento, anche
la postura ed il tono muscolare.
I
più importanti propriocettori sono:
-
FUSI NEUROMUSCOLARI,
posti in parallelo tra le fibre muscolari, hanno un ruolo importante nel
mantenimento della postura in quanto garantiscono il tono ottimale dei
muscoli della statica. Quando il muscolo viene teso eccessivamente
inviano, al midollo spinale ed al sistema nervoso centrale, informazioni
relative alla velocità e all’ampiezza dello stiramento al quale sono
sottoposte le fibre muscolari. Come risposta il muscolo stirato si contrae
(riflesso miotatico fasico) mentre il suo
antagonista si rilascia (fenomeno della
inibizione reciproca). Questo permette di evitare un ulteriore
pericoloso allungamento.
È importante che tieni presente che il riflesso miotatico fasico non
viene attivato quando il muscolo viene messo in tensione molto lentamente.
-
GLI ORGANI TENDINEI DEL GOLGI,
posti in serie nella parte tendinea, reagiscono ad un eccesso di tensione
dovuto allo stiramento o alla contrazione muscolare producendo una
inibizione della contrazione e relativo rilasciamento del muscolo stirato
(riflesso da stiramento). La loro risposta
non è immediata ma solo dopo circa 6-8 secondi dall’inizio dello
stiramento.
-
I RECETTORI DI PACINI ED I CORPUSCOLI DI RUFFINI,
situati nelle capsule articolari, informano sull'ampiezza, velocità e
senso del movimento.
Il
riflesso miotatico
|
-
Riflesso miotatico fasico:
un esempio tipico è dato dal brusco stiramento del muscolo che si
ottiene percuotendo con un martelletto il tendine rotuleo del
quadricipite femorale. Questo stimola i fusi neuromuscolari che
producono l’attivazione, in via riflessa, dei neuroni motori
spinali che fanno contrarre il muscolo che si oppone così allo
stiramento passivo (I motoneuroni: cellule
responsabili della conduzione dell’impulso nervoso tra il
sistema nervoso ed il muscolo. Comandano la contrazione e la
regolazione del tono muscolare.
-
Riflesso miotatico inverso di Sherrington (o riflesso da
stiramento):
si attiva durante la contrazione o lo stiramento eccessivo di un
muscolo, stiramento che stimola gli organi tendinei del Golgi che,
allo scopo di proteggere il muscolo da lesioni, inibiscono il
neurone spinale con conseguente rilasciamento del muscolo stesso. Il
riflesso di innervazione reciproca di Sherrington (o di inibizione
reciproca), invece, inibisce e rilascia il muscolo agonista
(muscolo da allungare) quando viene contratto i maniera
submassimale l'antagonista.
|
Propriocettori
muscolari

Modalità di contrazione muscolare e di
esecuzione del movimento
Ruoli
assunti che può assumere il muscolo
|
Agonista
|
Il
muscolo più importante che esegue il movimento.
|
|
Antagonista
|
Il
muscolo che può eseguire il movimento opposto al muscolo
agonista. Quando esegue il movimento diventa agonista.
Il
muscolo antagonista agisce anche come modulatore
ovvero, mantenendo un certo tono, assicura la giusta direzione del
movimento.
|
|
Sinergico
|
Non
è il muscolo effettore principale del movimento ma vi partecipa
insieme all'agonista.
|
|
Fissatore
|
Con
una contrazione statica o isometrica, fissa saldamente i segmenti
sui quali un altro segmento si muove.
|
|
Neutralizzatore e guidatore
|
La
sua contrazione neutralizza l'azione di altri muscoli agonisti,
soprattutto biarticolari, il cui intervento completo non
permetterebbe la possibilità di localizzare il movimento ad una
sola articolazione ma muoverebbe più segmenti corporei
contemporaneamente.
|
La MODALITA'
DI
ESECUZIONE DEL MOVIMENTO può, nel tempo, modificare le caratteristiche
strutturali del muscolo. Infatti, per la legge di lunghezza muscolare di
Borelli e Weber Fick, essendo la lunghezza delle fibre muscolari
proporzionale all'accorciamento che possono determinare, ne consegue che
l'ampiezza del movimento (contrazione e stiramento del muscolo) condiziona
la lunghezza del ventre muscolare e viceversa. Pertanto la continua
limitazione dell'ampiezza del movimento di un muscolo ne provoca, nel
tempo, la regressione delle fibre, mentre la massima escursione ne provoca
l'allungamento (Figura).
Nell'esecuzione
degli esercizi di rafforzamento dei muscoli,
come principio generale, si consiglia di effettuare i movimenti sempre su
tutta l'escursione articolare consentita. Questo permette di mantenere
la ottimale lunghezza ed elasticità.
Ampiezza
di lavoro del muscolo e modificazione fisiologica a riposo
(esempio
dei muscoli flessori dell'avambraccio)
|
a) Accorciamento e stiramento completi:
il ventre muscolare diventa più lungo ed i tendini più corti. A
riposo la lunghezza rimane invariata.
b) Accorciamento completo e stiramento
incompleto:
il ventre muscolare diventa più corto ed i tendini rimangono
invariati. A riposo la lunghezza diventa più corta.
c) Accorciamento incompleto e stiramento
completo:
il ventre muscolare diventa più corto ed i tendini più lunghi. A
riposo la lunghezza aumenta.
d) Accorciamento e stiramento incompleti: il
ventre muscolare diventa decisamente più corto ed i tendini più
lunghi. A riposo la lunghezza diventa più corta.
|
Meccanismi energetici del muscolo
L'energia
per la contrazione muscolare viene fornita dall'ATP
(Adenosin-trifosfato) che si scinde in ADP
(Adenosin-difosfato) e P (fosfato
inorganico).
L'ATP
presente nei muscoli è molto limitato per cui è necessario ricostituirlo
in continuazione.
La
resintesi dell'ATP avviene attraverso tre diversi
meccanismi, ognuno legato alla durata e all'intensità dell'impegno
muscolare.
Il
muscolo può utilizzare tutti e tre i sistemi contemporaneamente oppure
privilegiarne maggiormente uno rispetto altri due (Figura):
1)
SISTEMA AEROBICO:
le tensioni muscolari sviluppate sono molto basse (sotto il 30% circa del
massimale). Durante il lavoro muscolare il consumo e il reintegro
energetico rimane in equilibrio, permettendo una durata
che oltrepassa i 3 minuti per arrivare anche ad alcune ore.
I substrati energetici sono forniti inizialmente dall'ossidazione dei
glicidi poi, dopo 30-40 minuti circa, essenzialmente dai grassi. Il
prodotto finale di questa reazione energetica è l'acqua, l'anidride
carbonica e l'energia che risintetizza l'ATP.
L'acqua e l'anidride carbonica vengono eliminate con la respirazione, i
reni (urina) e la sudorazione.
2)
SISTEMA ANEROBICO ALATTACIDO:
le tensioni muscolari sono molto elevate (submassimali e massimali) e il
lavoro muscolare intenso può essere protratto solo per circa 8-10 secondi.
L'energia spesa viene ripristinata dopo circa 3 minuti.
Questo sistema dipende dagli accumulatori di energia CP (creatinfosfato) e
non necessita di ossigeno.
L'ATP, grazie all'enzima ATPasi si scinde in ADP e perde P (radicale
fosforico ad alta energia) che determina la contrazione. Subito dopo L'ATP
viene risintetizzato grazie alla cessione di P da parte della CP (fosfocreatina).
Oltre gli 8-10 secondi di massima tensione muscolare, la fosfocreatina
tende ad esaurirsi e non riesce più a fornire il fosfato utile alla
resintesi dell'ATP.
Se si vuole proseguire nel lavoro, ovviamente con tensioni muscolari meno
intense, si è costretti ad utilizzare un altro meccanismo energetico,
quello anaerobico-lattacido.
3)
SISTEMA ANAEROBICO LATTACIDO:
le tensioni
muscolari sono mediamente elevate e possono essere protratte fino a circa
45 secondi.
Dopo lo sforzo la capacità contrattile iniziale viene ripristinata dopo
circa tre ore, tempo di smaltimento dell'acido lattico (la metà ogni 15
minuti circa. Negli atleti specialisti può scendere anche sotto gli 8
minuti).
La reazione biochimica parte dalla fosforilazione del glicogeno
(formazione di ATP) ad opera dell'energia fornita dall'ATP durante la
contrazione.
Questa reazione biochimica porta alla formazione di glucosio-1-fosfato
che, per mezzo dell'enzima fosfoglicomutasi, permette la formazione di
glucosio-6-fosfato. Seguono poi altre reazioni complesse che
terminano il ciclo con la formazione di acido piruvico e acido lattico. La
presenza di acido lattico limita fortemente la capacità di proseguire nel
lavoro (Tabella).
Anche questo meccanismo avviene in assenza di ossigeno.
Alcune caratteristiche dell'acido lattico
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Effetti
dell'acido lattico sul muscolo
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Destino
dell'acido lattico prodotto
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-
diminuzione della velocità del metabolismo degli zuccheri
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inibizione della mobilizzazione degli acidi grassi liberi
-
riduzione del pH (misura della acidità o basicità) del sangue e
conseguente difficoltà di contrazione muscolare in quanto si
alterano i meccanismi di scorrimento dei ponti actomisinici.
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-
viene convertito in acido piruvico
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viene metabolizzato a glicogeno attraverso il fegato
Le
fibre bianche (veloci) producono più facilmente delle altre acido
lattico in quanto meno ricche di capillari e con più alto
potenziale glicolitico.
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Metabolismo
energetico muscolare

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